Lo zucchero

 

    Componente straordinariamente ricercato, lo zucchero trasforma gli alimenti in qualcosa di inebriante. Trattasi di arma a doppio taglio: per alcuni uno strumento terapeutico per altri un veleno a lenta cessione. Per tutti una dipendenza. Conosciamolo da vicino.

 

     Tanto tempo fa ho incontrato un signore che mi ha detto "vale più la pratica della grammatica". Mi sono irrigidita. Stavo vivendo i meravigliosi anni dello studio, la teoria era tutto per me. Il resto erano chiacchiere fumose adatte a scansafatiche inconcludenti.

     Avevo vent'anni ed il mondo in testa, cosa voleva questo qui da me??

     Non voleva niente il poveretto, solo dirmi che esisteva un mondo diverso dal mio. Tutto da esplorare e tutto in salita. Ci ho messo trent'anni a capirlo. Si vede che prima non era il tempo.

     La teoria è facille, bella, chiara, illuminante, piacevolmente logica. Aggiungerei anche liscia e bianca. La pratica è la sberla nel momento in cui ti senti arrivato.

     Che faccio? Vado avanti col liscio e bianco facendo finta di niente? O distruggo tutto il sapere e mi abbandono al nuovo? Che mi porterà dove?

     Ho scelto di smontare il vecchio ingranaggio e montarne uno nuovo. Con meno viti e materiali più leggeri e versatili, pronti ad un nuovo smontaggio. Questo mi ha permesso un grosso salto di qualità.

 

     Lo zucchero è quella cosa strabuona che però è vietata se vuoi vivere in salute. E' la tentazione delle tentazioni alla quale cedi rovinosamente per poi flagellarti di sensi di colpa. Per un diabetico il Nirvana irragiungibile. Insomma, una tragedia a sfondo rosa.

     Non c'è testo tecnico o salutista che ne parli bene. Tutti lo citano come il maligno, l'antisalute, il colpevole dell'obesità. Gli unici che lo osannano sono i Pasticceri. E voglio anche vedere.

     Mi sembrava tutto chiaro e logico fino al giorno in cui ho incontrato un paziente che mi ha tolto dalla bambagia delle certezze.

     Insieme abbiamo iniziato un percorso nutrizionale, apparentemente come tanti altri. Unica cosa anomala: lui nella sua vita non aveva mai cercato i dolci. Anzi, tutto gli sembrava sempre troppo zuccherato. Diciamo che non è un atteggiamento nella media.

     Siamo quello che non mangiamo.

     Ad un certo punto del nostro percorso lui mi chiede di avere qualcosa di diverso a colazione, vuole variare. Non ce la fa più a mangiare sempre le stesse cose. In accordo con la moglie gli passo qualche mia ricetta di torta con farina di riso e/o fecola.

[attenzione il bello viene adesso...]

     Siccome la moglie era costretta dal marito a utilizzare pochissimo zucchero (e meno zucchero c'è peggio si montano le uova....) mi sono permessa di suggerirle di utilizzare uno zucchero più fine di quello semolato, cioè di utilizzare Zefiro o simili. Migliora di molto il montaggio.

      Ho rischiato, sapendo perfettamente che più lo zucchero è fine più è "potente" e quindi più è....pericoloso? Certo, ma lui ne usava così poco.....

      Risultato? Dopo qualche giorno di colazioni con fettina (è uno che mangia pochino) di torta zefirata ritorno del buonumore, voglia di uscire (voleva sempre stare in casa) lunghe passeggiate al parco (prima si stancava subito), progettualità e pensieri sul futuro, notti tranquille e senza dolori. E ho certamente dimenticato qualcosa.

     Non ci volevo credere. Un palazzo di cemento armato mi è crollato addosso. Ne sono uscita perchè la mia voglia di capire è più grande della mia voglia di vivere. Sono una cerebrale.

     Da quel giorno il paziente si è dovuto piegare ad un obbligo terrificante (per lui): alcune dosi fisse di zucchero quotidiane.

 

     Ha vinto la pratica. Che ha messo in fuga la grammatica.

     Da quel giorno lo zucchero è diventato un elemento come tutti gli altri, nè più nè meno. Un nutriente come tuti gli altri, nè più nè meno. Fa bene? Fa male? Dipende.

     Da cosa? Dalla frequenza con cui si mangia. Nè più nè meno.