L'insonnia

     L’uomo modero, civilizzato, vive costantemente sui suoi nervi. Li irrita continuamente, li eccita, li stressa, li droga, fa abuso di farmaci. E finisce per acquisire uno stato di irascibilità permanente. Si instaura una nevrosi profonda. E dà il via ad un fenomeno che si chiama insonnia.

     Considerata in se stessa l’insonnia non è altro che un sintomo. Ma la nostra medicina occidentale, che ha completamente perduto lo spirito di sintesi che dovrebbe governare il principio con cui si osserva l’Uomo, la cura a forza di narcotici. Come se fosse un’entità morbosa ben definita. Che non è.

     Pur sapendo che deriva sempre da un’intossicazione del sistema nervoso, quando ci troviamo davanti ad un’insonnia poniamoci sempre il quesito di sapere che cosa ha alterato il sistema nervoso. Qual è la tossina in gioco e, in definitiva, trovare la causa generale profonda dell’insonnia stessa.

     Il sonno, si sa, è un po’ come il nostro umore: chi ce l’ha pessimo non può certo presentare un buon sonno. Quando il sistema nervoso è in uno stato di tensione troppo costante, non può “permettersi” il necessario riposo. Trattandosi, sovente, di un soggetto sovraffaticato, che durante il giorno si ammazza di lavoro e che si addormenta tardi, ha già una cattiva partenza per trascorrere delle buone notti.

     Si tratta di persone il cui sistema nervoso si trova in uno stato di permanente irritabilità. Si tratta di soggetti attivi, reattivi o addirittura iperattivi: nervosi, impazienti, collerici. Non sopportano né la minima contraddizione né il minimo ostacolo: sono sempre di cattivo umore. Gridano ai parenti, ai figli, ai collaboratori. Esigenti nei confronti degli altri come verso se stessi, si lanciano in attività dis-umane. Ottenendo un sonno disastroso (oltre all'ipertensione, ai disturbi gastrici ed intestinali, la tachicardia, il mal di testa, etc..).

     Sono donne sfiancate dal lavoro, precisamente dal vortice: lavoro – casa – figli – genitori (spesso anziani). Sono uomini che si spossano di lavoro, particolarmente dalla sequenza: lavoro  - impegni economici da rispettare. Sequenza breve ma stroncante.

     Si ammazzano di fatica e di stimolanti per sopperire alla fatica. Di cibo eccessivo, sbagliato e/o troppo condito, per rispondere ad un bisogno apparente di sapidità. Si sa bene, invece, che si tratta di un bisogno di riempimento. È il solito vuoto da riempire. Ed è comunque per riempire il vuoto che escono tutte le sere, alla ricerca di una distrazione dalla quotidianità. Ottenendo un affaticamento ulteriore, sia di nervi che di fegato.

     Si coricano troppo tardi e dormono poco. Al mattino si svegliano spossati, consapevoli di avere una giornata da affrontare (ed un umore terribilmente scontroso). Risultato: si rinchiudono nel loro bugigattolo (studio, ufficio, casa, cantiere, etc…) dove si sentono liberi di vivere il loro stato di ansietà costante. Vivono nell’ansia che i loro affari vadano male, nel terrore che tutto possa andare in rovina. Vivendo una paura costante dell’avvenire.

     E’ il pessimismo cosmico. Il pessimista è certamente un insonne.

     Il suo sistema nervoso è in uno stato di tensione troppo costante per potergli permettere il necessario riposo. A volte si addormenta con grande difficoltà, anche quando, per caso, si corica presto. A volte, invece, dopo essersi coricato tardi, si addormenta come un sasso e finisce per dormire di un sonno pesante per poche ore.

     A questo punto, spesso, la sua nottata  è finita: si sveglia attorno alle tre del mattino, nel suo stato abituale di irritazione nervosa, rimuginando nella sua mente i mille pensieri e le preoccupazioni della giornata. Ai quali tenta di trovare una soluzione, elaborando mille progetti difficili per il suo lavoro futuro e non riuscendo ad addormentarsi prima di molte ore.

     Quando infine all’alba si addormenta, è quasi l’ora di alzarsi. Ed in questo breve ed agitato sonno mattutino, sogna dei suoi affari, ha incubi, sogna di battersi o litigare, ed ha frequenti sussulti muscolari. Il risveglio è per lui il momento peggiore della giornata: è spossato, si sente più stanco di prima di coricarsi, ha un intenso mal di schiena (e di reni), ha la nausea e la bocca pastosa, oltre ad avere già il suo bell’umore di cane ringhioso.

     Non avendo dormito molto durante la notte (e male), durante il giorno sarà sonnolento. A volte dovrà coricarsi in ufficio e riposarsi per poter continuare il suo lavoro. Ecco che si innesca la ricerca di stimolanti per lavorare, nello stesso modo in cui la notte cercano i sonniferi per dormire. È una girandola senza fine.

     La vita naturale dell’uomo, si sa, sarebbe quella del contadino delle zone di campagna. Meglio se poco evolute, aggiungo. Vivere all’aria aperta, coltivare il proprio campo, consumare i prodotti della sua fattoria e dei suoi campi. La vita dell’uomo civilizzato è precisamente all’opposto di quella naturale: egli diviene sedentario, si rinchiude in una città e, per di più, in un ufficio dove manca l’aria. Consuma cibi sofisticati, conservati, esotici o sintetici, mangia molto, troppo per il poco esercizio fisico che si concede.

     Non sa più fare un chilometro a piedi. Fuma, beve alcol e caffè, si sottopone ad un surmenage cerebrale e nervoso. Ed invece di coricarsi presto ed alzarsi presto, cosa che corrisponde al ritmo della natura, altera il suo ritmo e spende la prima metà della sua nottata in eccessi di ogni tipo.

     Eternamente concentrato nel proprio stato di negatività, nel frattempo si è perso pezzi di vita: i figli che crescono e sfuggono, i genitori che invecchiano, i colori delle stagioni che passano, i fiori che sbocciano e inondano l’aria di essenze meravigliose. È come perdere i sensi. I cinque sensi.

     Diamo a queste persone l’opportunità di ritrovare i sensi. Ed il senso.

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