L’ansia, ormai si sa, è il vero grande male del secolo. Il male per definizione. Tantissime sono le persone che ne soffrono, senza distinzione di sesso, età o appartenenza a una determinata fascia sociale. Nemmeno i bambini se la cavano bene, prime vittime dell’ansia dei genitori.
Lungi da me dare delle definizioni, che spettano ai colleghi Psicoterapeuti, tuttavia dell’ansia ne parlerò diffusamente perché, ahimè, nella mia pratica clinica quotidiana ne vedo gli effetti. L’organismo parla chiaro: l’ansia ha una ricaduta organica molto forte che si traduce in sintomi ben precisi e in risposte metaboliche, in termini di dimagramento/obesità, spesso devastanti. E’ il male che somatizza.
I sintomi sono certamente molteplici, e a volte anche scontati: tremori, disturbi digestivi i più disparati, tachicardia, frequente bisogno di urinare, etc… non voglio nominare gli attacchi di panico perché, oramai, di questa definizione si abusa. Ma quelli certamente più rappresentativi di uno stato d’ansia, e che spesso non vengono riconosciuti come collegati allo stato d’ansia stesso, secondo la mia esperienza, sono:
• Cefalea muscolo tensiva, con indolenzimento dei muscoli della nuca, del collo e delle spalle. Quella che tutti chiamano “la cervicale”, tanto per intenderci.
• Le vertigini, altrimenti dette capogiri. Quella sintomatologia complessa, e a volte violenta, che si traduce in varie sensazioni: da “tutto il mondo gira” a “senso di sprofondamento” fino a “senso che le pareti/soffitto mi cadano addosso”.
• Un risveglio improvviso, in genere dal primo sonno, con difficoltà respiratoria associata ad una sensazione di grande peso sul torace. Spesso con bisogno di aprire le finestre e/o uscire.
• Disturbi della libido.
In ognuno di questi casi c’è il bisogno spasmodico di trovare un’origine a tutto ciò ed, in tal senso, la diagnostica si spreca: tac, risonanze, elettrocardiogrammi, esami diagnostici di routine. Visite specialistiche di ogni ordine e grado. Tutto finalizzato a trovare la causa del male. Qualcosa a cui dare la colpa.
Paradosso vuole che qualcosa a cui dare la colpa si trovi sempre: quando si fanno esami su esami qualcosa si trova….nessuno è esattamente “sano come un pesce”. Ed in questo modo si dà, finalmente, un nome al male. Dirò di più: più il nome è complicato ed altisonante, più siamo contenti. Abbiamo trovato il capro espiatorio. Saremo tranquilli adesso? All’apparenza si. Ma la realtà è profondamente diversa da questa bugia che ci ostiniamo a raccontare a noi stessi….

Infatti è un peccato che in tutta questa girandola di controlli, esami e diagnostica varia, non ci venga in mente di raccontare a qualcuno che:
• La sera, dopo cena, siamo presi da una frenesia senza limiti. Qualcosa che non si sa bene cosa sia ma che percepiamo come fame e ci porta a mettere in bocca qualsiasi cosa sia minimamente commestibile.
• In ufficio, davanti al computer, chi più chi meno, divoriamo: brioche, pizzette, grissini, coca light, tramezzini, caffè/the più o meno zuccherati, caramelline senza zucchero, etc….. il tutto per circa 8 lunghe ore.
• I nostri cibi preferiti, in formato mignon, si trovano: in macchina, nella borsa, nel cassetto sotto al computer, nel comodino. Persino nello zaino dei nostri figli, perché pensiamo che abbiano gli stessi nostri gusti…
E poi vogliamo parlare dell'insonnia? Fenomeno assolutamente fuori da ogni controllo umano, in suo nome si vuotano sia le credenze che i frigoriferi. Non si dorme per una presunta fame o si mangia perché non si dorme? E' come l'uovo e la gallina: non c'è risposta.
Il risultato è un incessante movimento delle mandibole. Un ruminare senza fine. Tutto questo fino a superare i limiti di capacità contenitiva del nostro stomaco. Dolce? Salato? Pane? Sottaceti? Nutella? Non fa differenza, è solo una questione di gusti. E’ come dire che va bene tutto, dai biscotti alle noccioline, purché sia mangiabile (e non scaduto, aggiungo…).
Si chiama ANSIA. Ed anche se viene percepita come fame è pacifico che non può essere fame. La fame è un bisogno biologico di tutti gli animali, un bisogno serio, che ha l’obiettivo della ricerca del cibo ai fini della sopravvivenza dell’individuo, della prole ed, in generale, del suo gruppo di appartenenza. Un bisogno essenziale, non a caso alla base della piramide di Maslow.
Dirò di più….la maggior parte di queste persone, tra le altre cose, presentano una tiroidite autoimmune, detta tiroidite di Hashimoto. E’ come dire che sono tutti ipotiroidei (sarà un caso?). Ecco quindi che tutti pensano che l’ansia derivi dal cattivo funzionamento della tiroide: quindi si cura la tiroide, presunta malata. Peccato che sia l’esatto opposto: è la tiroide che segnala, attraverso il suo presunto “cattivo funzionamento”, un grande disagio dell’organismo. Questo è il punto.
E’ l’ansia che bisogna curare. Dopo di che i valori della tiroide andranno “miracolosamente” a posto da soli.
L’ansia si cura anche attraverso una seria educazione alimentare. L’apporto del Nutrizionista è spesso determinante perché individua anche le carenze e/o malassorbimenti dei minerali, che spesso rappresentano la base ansiogena del circolo vizioso ansia/fame/cibo.
Il binomio ansia+cibo rappresenta quanto di più nefasto ci possa essere per il nostro povero organismo. Che nel frattempo ci sottopone i disturbi più disparati nel tentativo di comunicarci la catastrofe interna che sta per avere luogo. Ecco quindi delinearsi i quadri di diarrea, colite spastica, dermatite, asma, mal di testa, nevralgie, spasmi, meteorismo, etc….
Inutile tentare di curare i singoli sintomi, così facendo tutto si complica ulteriormente perché andiamo ad aggiungere farmaci ad un organismo già sovraccarico di tossine. Dobbiamo prenderci cura di noi, del nostro organismo nella sua interezza. Solo in questo modo guariremo da ogni singolo disturbo.