Allergie & intolleranze

     Ogni giorno, nella mia pratica clinica, incontro persone che presentano patologie complesse che, per qualche motivo, non rispondono alle terapie comuni. A volte incontro pazienti che si portano dietro un disturbo da anni, tanto da “averci fatto l’abitudine” e che sottopongono al medico solo i sintomi recenti. La maggior parte di queste persone si sono sottoposte a diverse indagini ed hanno percorso tutte le strade più comuni, compresi i test per la diagnosi di possibili allergie nascoste.

     Allergie e intolleranze sono entrambe espressione della reattività, e quindi del funzionamento, del sistema immunitario. Talvolta sfumano l’una nell’altra e si influenzano a vicenda, ma si differenziano per alcune caratteristiche specifiche. L’allergia è, normalmente, una risposta immediata che compare nel giro di pochi minuti, più raramente entro qualche ora, dal contatto con la sostanza in questione. L’intolleranza, invece, è subdola perché è una reazione lenta che insorge dopo molte ore o addirittura giorni dall’assunzione ripetuta della sostanza.

     Se l’allergia è un fenomeno così acuto da poter essere identificato quasi ad occhio nudo (pensiamo, ad esempio, al classico raffreddore da fieno), la reazione dell’intolleranza viene molto più facilmente trascurata perché somiglia, per certi aspetti, ad un lento avvelenamento. In pratica, è come dire che l’organismo riconosce il “nemico”, lo tiene sotto controllo cercando di limitare il più possibile i danni, e scoppia solo se l’introduzione dell’alimento prosegue sino ad oltrepassare la possibilità di controllo che l'organismo dell’individuo ha.

     Benché allergie ed intolleranze siano manifestazioni per certi versi molto differenti, nella pratica clinica è essenziale tenere conto dell’interferenza reciproca che in molti casi esercitano le une sulle altre, rendendo ragione di molti sintomi difficilmente interpretabili in un’ottica allergologica classica.

     Se dunque “non digerire i peperoni” non indica una ipersensibilità alimentare ma semplicemente un fenomeno metabolico, un’intolleranza al latte (magari graditissimo al paziente...) può essere la causa di un mal di testa refrattario a qualsiasi cura.

     L'intolleranza alimentare è un fenomeno importantissimo che va a toccare in modo profondo l'equilibrio dell'organismo, a tal punto che, ad esempio, può impedire la guarigione di un infezione genitale, o può amplificare il dolore di una patologia complessa come l’artrite reumatoide. E questo è dimostrato dal fatto che, quasi sempre, quando si cura un intolleranza alimentare, i sintomi della patologia più evidente si attenuano e le terapie farmacologiche tornano a funzionare permettendo, di pari passo, il benessere globale.

     Tuttavia ricordiamoci, sempre e comunque, che non bisogna confondere l’avversione psicologica per qualche alimento con l’intolleranza alimentare che, anzi, il più delle volte riguarda un cibo molto gradito al paziente. E quindi assunto regolarmente.

     Ma quando diventiamo allergici? Quando, per svariati motivi, perdiamo la capacità di regolare le corrette risposte cellulari che ci consentono di tollerare efficacemente il mondo che ci circonda.

     Qualche cosa, in questo caso è cambiato dentro di noi, non nel mondo esterno (come sempre si tende a pensare) e l’organismo lancia dei preziosi segnali di allarme. Un’allergia, dunque, è come una lampadina che si accende sul cruscotto dell’auto, per segnalarci che la benzina sta finendo. Trattarla con antistaminici o cortisone che attenuano i sintomi senza intervenire sulla causa, equivale a coprire la spia luminosa e dimenticarsene, salvo poi ritrovarci fermi senza benzina.

     Aggiungiamo che i numerosi dati epidemiologici che abbiamo a disposizione mostrano ormai che la crescita delle allergie sia direttamente collegata ai comportamenti e allo stile di vita del mondo occidentale: basta che una nazione cambi stile di vita e in 10 anni gli allergici, dal 3-4% della popolazione balzano al 20% (e i bambini anche al 40%).


     E quindi si fa avanti la possibilità che l’allergia sia come un fenomeno che si innesta su un organismo già “surriscaldato” e quindi pronto a scoppiare nel momento in cui entra in contatto con la sostanza allergizzant
e.

     Quindi non nasce tanto come fatto accidentale e improvviso (salvo alcuni casi ben specifici) ma piuttosto perché una serie di interferenze preesistenti (alimentari, psicologiche, ambientali, etc..) determina nell’organismo uno stato di infiammazione modesta ma persistente. Lo stimolo infiammatorio costante mantiene gli organi e i vari tessuti come “surriscaldati”, quindi in una situazione di rischio. In presenza di un infiammazione cronica un insulto di qualsiasi tipo e natura può trasformarsi da evento banale a malattia grave in quanto la parte colpita avrà una risposta reattiva assai più intensa.


     Il disturbo sull’organismo rappresentato dalla presenza di un infiammazione persistente o di uno stimolo irritativo cronico, anche di minima entità, può creare infatti la condizione per lo sviluppo di una serie di patologie e soprattutto può contribuire al loro mantenimento, o interferire pesantemente nella loro guarigione
.

     A tale proposito consideriamo la rigidità articolare di un artrite: alla sua base ci possono essere diverse piccole infiammazioni che si sommano ad un'altra: il surriscaldamento dell’organismo o di alcuni suoi organi può essere determinato per esempio da un intolleranza al latte; la comparsa di altri stimoli infiammatori non fa che determinare il traboccamento di un vaso già quasi pieno.

     La stessa cosa avviene in fenomeni che noi classifichiamo come allergici “classici”: rinite, asma, dermatite, orticaria, congiuntivite, etc….. Anche in questi casi si può spesso verificare che la persona soffre di uno stato persistente di infiammazione non necessariamente dovuta ai pollini: i pollini, per non parlare del pelo del gatto etc, sono semplicemente la goccia che fa traboccare il vaso.

     E’ ovvio che la goccia va tenuta in seria considerazione, ma occorre verificare anche, e prima di tutto, quanto incidono l’ambiente, l’alimentazione e le condizioni emotive sulla capacità di adattamento della persona che si è ammalata. Questa considerazione vale, in massima misura, nei casi sempre più frequenti di allergia degli adulti: ci si trova infatti davanti a persone che sono state benissimo sino ai 30, 40, 50 anni e improvvisamente manifestano sintomi chiaramente allergici, che spesso però esprimono semplicemente il superamento del livello di soglia da parte dell’organismo.

     La considerazione di tutte queste possibilità può portare all’applicazione di un allergologia che sappia rispettare le persone e usare tutti gli strumenti a disposizione, compresi dieta e comportamento. Avendo come fine non solo il superamento della fase acuta ma soprattutto l’ampliamento dell’adattabilità dell’organismo per raggiungere la guarigione e il riequilibrio a lungo termine della persona malata e quindi operare una prevenzione che aiuti seriamente a vivere meglio.

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