La carne

    Iniziamo subito facendo una doverosa premessa, che ci permette di fare chiarezza su questo alimento: la carne, a differenza di altri alimenti, non è soggetta alle intolleranze alimentari. L’intolleranza alla carne non esiste. La carne (cotta, s’intende) è uno degli alimenti con cui l’uomo si ciba da millenni.

     È un cibo naturale, nel senso che esiste in natura, ed il suo utilizzo è perfettamente in linea con gli equilibri della natura. Tutto ciò premesso, va aggiunto che altra cosa è il fatto che non piaccia. O che generi disgusto. O che il suo consumo generi quesiti di tipo etico, che impongono alla coscienza delle scelte. Non essendo questo il luogo idoneo per soffermarsi su quesiti relativi alla bioetica, passiamo direttamente a capire se questo alimento può giovarci o meno.

     Dunque, entriamo nel vivo. La carne, si sa, è alimento nobile. Nel senso che contiene elementi nobili, quali gli aminoacidi. Desidero ricordare, in questa sede, che gli aminoacidi sono i costituenti delle proteine. Aminoacidi e relative proteine sono, ad onor del vero, contenuti in moltissimi alimenti, non solo nella carne. Tuttavia la carne contiene il “fior fiore” degli aminoacidi: quelli essenziali.

     Gli aminoacidi essenziali, che sono 10, si chiamano così perché il nostro organismo non è in grado di produrli da solo: dobbiamo obbligatoriamente attingerli dall’esterno, quindi dall’alimentazione. Quanto ho appena affermato lo si trova in tutti i sacri testi relativi all’alimentazione. Pochi sanno, invece, che aminoacidi essenziali e proteine nobilissime si trovano anche e soprattutto nei cereali. E le proteine dei legumi, spesso assunti al posto della carne credendo di compensare ad una mancanza, non sono così signorili come quelle dei cereali. Dei quali il riso è sultano indiscusso.

     Ma torniamo a noi ed alla nostra carne. Con aminoacidi nobili o meno, la carne è un cibo perfettamente in linea con i nostri bisogni biologici. Punto. Continuare a chiederci se la carne fa bene o male, è una cosa senza senso. Da perditempo, oserei dire. Infatti, che venga introdotta o meno, il nostro organismo non se ne accorge nemmeno. Che le proteine nobili vengano assunte attraverso la carne, o per mezzo di vegetali appropriati, per noi nulla cambia.

     Che l’aminoacido essenziale abbia origine dalla carne o da un chicco, per il nostro organismo è indifferente: il nostro sistema interno lo utilizza sempre nello stesso modo. Quindi il punto non sta nelle proteine (o negli aminoacidi). Altra cosa, invece, è considerare la digeribilità della carne. Quasi esclusivamente legata al fatto che la carne contiene ferro. Siccome stiamo parlando di un alimento perfettamente in linea con i nostri bisogni biologici, la sua digeribilità non dipende dal prodotto in sé ma da come il nostro organismo lo recepisce (un po’ come il peperone, tanto per intenderci).


     Ci sono persone che amano la carne, e questo sarebbe niente, è che la digeriscono meravigliosamente anche se cruda. Anzi, ti dicono che vivrebbero di carne cruda. Ci sono altre persone, invece, che ti raccontano il loro grave disagio dopo aver ingerito un pezzetto di bistecca: processo digestivo lunghissimo, difficoltoso, tormentato, infinito. Questo a mezzogiorno. Se hanno la pessima idea di fare la stessa operazione a cena, il giorno dopo sono ancora lì che devono digerire. Quindi?

     Il punto non sta nella carne in sé ma nel rapporto che il nostro organismo ha con il ferro contenuto in essa. Non tutti lo accettano con facilità. È il ferro il responsabile della scarsa digeribilità e delle lungaggini digestive della carne. Il soggetto anemico, in particolare, avrà sempre e per sempre difficoltà digestive con la carne. Le stesse eterne difficoltà che ha il suo povero stomaco ogni volta che lo obbligano ad assumere ferro nei vari formulati. La sensazione perenne di avere un mattone fermo nello stomaco. Una pesantezza incredibile.

     Disturbo penosissimo, che genera umore “bilioso” e recalcitrante. Poveri anemici, con questa condanna eterna a mangiare carne, sentita come pesantissima, ed a introdurre ferro a iosa. Mai che a qualcuno venga in mente che la loro carenza di ferro dipende dall’equilibrio di altri minerali contenuti nell’organismo. Il loro metabolismo “disturbato” va a interagire con il ferro. E genera anemia. E più mangiano carne peggio stanno. Vale l’esatto opposto per chi non è anemico, naturalmente.

     A questo punto desidero sfatare, una volta per tutte, un mito negativo del nostro tempo: la carne di maiale. Additata come si faceva al tempo dell’inquisizione. E pensare che non c’è carne migliore. Posto che non si sia anemici, con tutti i motivi detti sopra, sappiate che questa è la carne più leggera e digeribile in assoluto. L’avreste detto? Penso di no, visto la pubblicità negativa che ne viene fatta.

     Il maiale: le sue carni, ed i suoi organi, sono assolutamente biocompatibili con l’Umano. Non c’è paragone con altri animali. Vi faccio un esempio chiarificatore: parliamo dell’intervento di sostituzione di valvola cardiaca. Le valvole cardiache impiantabili sono delle strutture in grado di regolare il flusso del sangue all’interno del cuore. Si dividono in due tipi: ci sono di quelle di origine biologica e quelle sintetiche. Le prime sono molto tollerate dal corpo, ma hanno una durata inferiore in termini di tempo; le seconde invece hanno una durata volendo illimitata, unito però allo svantaggio di dover assumere terapie anticoagulanti per evitare spiacevoli conseguenze. Si opta per l’una o per l’altra in base a fattori quali l’età, il motivo per cui si sta cambiando una valvola, ecc… Tornando a quelle biologiche, sappiate che si chiamano “Porcine”. Ce le dona il maiale.

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