La noia

 

     Ciò che spesso divide le coppie non sono tanto altri amori, crudeltà o rancore, ma la noia. Quando ognuno parla per conto suo o non parla affatto, quando in casa si trascura il proprio aspetto e non ci si sfiora più. Stare insieme diventa grigio, pesante, silenzioso, inutile. (*)

 

     La noia è una brutta bestia, appiattisce tutto togliendo colore e smalto. Rende sopportabile il brutto e invisibile il bello. Tutto diventa uniforme, un po' come le cose unisex.

     Dopo un po' di tempo (sempre meno negli ultimi anni) il coniuge diventa un'ombra che ci accompagna, senza tono nè colore. Si entra in un'area di grigi tanto triste quanto confortevole. In fin dei conti le sorprese non vanno d'accordo con la prevedibilità e la sicurezza.

 

     Capita anche col cibo.

     Il cibo è considerato un carburante tutto uguale, diviso solo in buono/cattivo. La pizza era buona, il dessert era pessimo, la bistecca era dura, la pasta era scotta. E avanti così all'infinito.

     Al cibo non si dà un'identità e quindi non gli si dà un ruolo. Lo si relega nell'area dei grigi, senza infamia e senza lode, in attesa di essere denominato buono o cattivo.

     Così facendo non ci accorgiamo che il cibo, giorno dopo giorno, scava delle voragini nel nostro corpo costringendolo a reagire a vario titolo: cefalee, gastriti, tachicardie, intestino ribelle, ansia, dolori articolari, ecc...

     Ma siccome nessuno è stato educato a collegare i disturbi fisici al cibo, ne risulta che il responsabile di tutti i malesseri diventa il destino. E' un po' come dire piove governo ladro.

     Quando non si sa con chi prendersela c'è il destino. O lo stress. Dipende dalla freschezza del vocabolario di chi parla.

     Imparate ad ascoltare il cibo (nello stesso modo in cui dovreste imparare ad osservare il coniuge...) e scoprirete un'infinità di correlazioni tra lui e il vostro corpo.

     Non ci sarà tempo per la noia.

 

 

(*) Natalia Aspesi in risposta a un lettore, Il Venerdì di Repubblica n°1533