Dal medico, fiducia o sospetto?

 

     L'articolo citato, di cui vi riporto una piccola parte qui sotto, è stato lo spunto per parlare di un rapporto sempre più difficile, quello tra il medico e il paziente. Parliamone.

 

     "Il rapporto tra i camici bianchi e i pazienti si è molto modificato negli ultimi decenni, passando forse da un eccesso all'altro: un affidamento quasi fideistico è stato sostituito da un cronico sospetto, trasformato spesso in rivalsa quando l'esito del trattamento è infausto. Ciò ha determinato un'impennata delle denunce, come confermato nell'ottobre del 2018 dal procuratore aggiunto di Milano, Tiziana Siciliano, la quale ha altresì tenuto a precisare che una gran parte di esse si riveli poi infondata: solo il 20%, infatti, giunge alla condanna definitiva. La circostanza ha dato vita a un fenomeno paradossale: una proliferazione di esami e terapie inutili, alla diagnosi o alla cura, ma prescritte per minimizzare il rischio di incriminazioni, che - a tacer d'altro - drenano enormi somme di denaro del servizio sanitario nazionale. Questi temi vengono ben spiegati nell'introduzione di un recente volume che fa il punto sulla responsabilità penale nelle professioni sanitarie, curato da Bartolomeo Romano, ordinario di diritto penale a Palermo."

 

     Direi che di spunti ce ne sono a sufficienza per porre una serie di domande. Ma perchè il rapporto è cambiato in modo così netto e, tutto sommato, in poco tempo? Come si è arrivati a un capovolgimento del rapporto fiduciario? Tutta colpa dei "tempi moderni" o c'è stato un detonatore?

     Per rispondere in modo esaustivo non bastano poche righe, il ribaltamento del rapporto è dovuto a una serie di cambiamenti relativi sia al sistema sanitario che alla società in cui viviamo. Riassumerli senza fare del riduzionismo è impossibile. Tuttavia possiamo citare due punti nevralgici che la fanno da padrone su tutti (anche se, ripeto, i punti sono veramente tanti):

  • L'assoluta necessità da parte delle Aziende ospedaliere di far quadrare i conti. Questi ultimi si possono quadrare in due modi: 1. risparmiando; 2. aumentando significativamente il numero delle prestazioni giornaliere (a parità di risorse umane, cioè di personale). La prima non è da spiegare, è ovvia. La seconda ve la spiego con un esempio che potete capire tutti: le visite ambulatoriali. Prendiamo gli ambulatori per le visite ortopediche ad esempio. I miei amici ortopedici mi raccontano che per finire in tempo utile (e stimbrare in un orario umano) dovrebbero dedicare circa 10 minuti a paziente. Immaginate un anziano: ora che si siede e tira fuori le scartoffie il tempo è scaduto. Risultato? I tempi si allungano, la gente si stufa, i medici escono dall'ospedale ad un orario inenarrabile (e magari il giorno dopo hanno il turno in sala operatoria). Tutti si innervosiscono e sale la "temperatura" delle relazioni tra le parti. Tutti diventano aggressivi.
  • Il mutamento dello stile di vita da almeno vent'anni a questa parte. Dello stile di vita fa parte soprattutto il cibo e, in particolare, la complessità di relazioni che sono supportate dal cibo. Dall'apericena al sushi. Tutto si è dilatato/allargato/aumentato: si introduce molto più cibo, senza una reale necessità nutrizionale, e molto più alcol. Risultato? Il corpo si ribella manifestando segni e sintomi, si va dal medico molto di più, all'ospedale molto di più, in farmacia molto di più. Tanto che una decina d'anni fa circa è capitato un fenomeno inarginabile: i ricoveri ospedalieri di alcuni reparti sono addiruttura raddoppiati (sempre a parità di personale e posti letto).

    

     Con queste premesse (e vi ricordo che non ho citato tutti i punti) come può evolvere il rapporto medico paziente?...

 

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MELZI D'ERIL C. e VIGEVANI G.E., Il compito non facile di giudicare il medico, Domenica del Sole 24 Ore, 24 feb 2019, p.22

ROMANO B., a cura di (2018), La responsabilità penale nelle professioni sanitarie, Pacini Giuridica, Ospedaletto.