L'esperto risponde

 

     Il gastroenterologo è spesso impotente di fronte alla tenacità e all'intensità dei sintomi, il farmaco ha un'azione limitata nel tempo.

     Il danno da cibo si cura col cibo.

Dottoressa, mi vergogno a dire che...

     La bulimia è un fenomeno invisibile. La sua gravità è assoluta proprio perchè è irriconoscibile.

     A colloquio con la signora Luciana, di Catania: ho 38 anni e sono madre di tre splendidi ragazzi. Ho un marito affettuoso ed una invidiabile posizione sociale. Eppure mi sembra di non avere niente. Sento che mi manca tutto. Sento un vuoto incolmabile dentro di me, che ogni giorno riempio, con voracità, di cibo spazzatura. Rischiando ogni volta il collasso. Rischiando ogni volta la morte. Perché ogni volta che vomito mi sembra di morire. Perché ogni volta che vomito mi sembra che una parte di me se ne vada nella fogna assieme al cibo. Perché ogni volta non mi sembra vita. Però io voglio disperatamente vivere. E non so come fare, e non so da dove cominciare. O finire. Aiuto, mi aiuti, aiutatemi.
     Gentilissima signora, colgo l’occasione, rispondendole, per scrivere una sorta lettera aperta, dedicata a tutte le persone che vivono il suo dramma. Perché di dramma si tratta. E perché siete in tanti a viverlo.

     Voglio cogliere l’occasione per dire, dalla pagina di un quotidiano, che voi bulimici siete, tra tutti quelli che vivono un disagio, i più trascurati del mondo. I più soli al mondo. Ignorati perché invisibili.

     Siete impercettibili, irriconoscibili, insospettabili, inimmaginabili. Così, come il bravo ragazzo della porta accanto. E chi mai lo sospetterebbe? Apprezzati nel lavoro, competenti e precisi. Attenti ai bisogni degli altri, sempre al servizio degli altri. Collaboratori inappuntabili e fedeli, vi fate in quattro per soddisfare i bisogni di tutti.

     Tranne che i vostri, naturalmente. E nel vostro modo zelante di dedicarvi agli altri cercate la via per ottenere il giusto riconoscimento: un cenno, un sorriso, una parola.

     Qualcosa che abbia a che vedere con la parola amore.

     Perché di questo si tratta. Bisogno assoluto di attenzione, di affettività, di considerazione e di interesse.

     Che non bastano mai perché il bisogno è quello di riempire, non un vuoto, ma una VORAGINE. Una precipizio affettivo. Un buco nero che calamita tutti i sentimenti. Nulla basterà mai, finché il vostro bisogno rimarrà un’ istanza inespressa.

     La voragine affettiva non è possibile riempirla perché i bulimici non esprimono mai, agli altri, il loro bisogno inimmaginabile ed incommensurabile di amore ed affetto.

     Il motivo per cui non lo fanno è nobile: non disturbare, non ferire, non preoccupare, non allontanare. Sembra incredibile…ma solo per chi bulimico non lo è. Punto.

     Il nodo centrale del disturbo della bulimia sta nel bisogno, che sottolineo essere inespresso, di chiedere a gran voce la loro urgenza di riconoscimento.

     Inespresso per timore di infastidire, tediare, assillare, innervosire. Questo ultimo in particolare. Un paradosso che li porta alla morte civile. All’azzeramento dell’individuo. Al disamore per eccesso d’amore. A diventare ombra per non oscurare.

     E pensare che Gesù diceva “chiedi e ti sarà dato”. Vale per tutti, tranne che per il bulimico. Possibile?!? Si, nel modo più totale. Sui loro bisogni emotivi sono assolutamente muti, bocche cucite.

     Sempre preoccupatissimi di non eccedere in “richieste e pretese” nei confronti delle persone amate, perché considerati incapaci di sostenere le loro richieste/pretese. Ed in questo eccesso di rispetto dello spazio/tempo altrui, i bulimici, vomito dopo vomito, muoiono di morte civile.

     E nel frattempo sviluppano, ed accumulano, disturbi fisici. Vomitare violentemente, ogni giorno (più volte al giorno?) non è mica uno scherzo. È uno stress fortissimo per l’organismo. Provocarsi, ogni giorno, una peristalsi inversa è una condizione che l’organismo non accetta impunemente. Perché è un gesto innaturale.

     È chiaro che, ad un certo punto, si genera uno stato infiammatorio generale dell’apparato gastroenterico. Naturalmente questo vale anche per chi, invece che procurarsi il vomito, si procura una scarica dissenterica attraverso lassativi più o meno forti.

     Poi sempre più forti, perché il bisogno di vuotare l’intestino, col passare del tempo, diventa sempre più grande ed importante. Ad un certo punto anche il soggetto sano si ammala. E non può essere altro che così. Come possiamo pensare che il nostro povero organismo regga, giorno dopo giorno, simili insulti?

     Non può, non ce la fa. Non ce la può fare. E comunque, pur essendo questo un fatto serio, la cosa più seria, anzi grave, in assoluto, è la malattia che si sviluppa a lungo termine. Il silenzio, si sa, genera un conflitto interno. E dal conflitto si va alla malattia. La psicosomatica esiste, lo sappiamo tutti molto bene.

     Personalmente, nella mia pratica quotidiana, ho una casistica che non lascia spazio alla speculazione filosofica: il tumore ovarico in primis, che si manifesta inizialmente come dolore ovulatorio e che poi, con il tempo, si evolve in una massa di tutto rispetto, centimetri e centimetri. Il dolore che provoca è sedato, spesso, solo dalla morfina. Rendiamoci conto.

     Altra area colpita pesantemente è il seno, con tutte le implicazioni emotive del post-intervento chirurgico: per una donna, il seno è qualcosa di intoccabile ed inviolabile. Non desidero aggiungere altro.

     Tutto quanto appena detto vale per le donne ma, di bulimia, soffrono anche gli uomini. È pur vero che la percentuale è nettamente inferiore, pur tuttavia si tratta di un discreto numero. E qui i disturbi gravi cambiano aspetto: più che le ghiandole, è colpito il sistema linfatico. Melanomi che evolvono in linfomi; leucemie mieloidi, fulminanti; disturbi, molto seri, del nervo ottico, con formazioni di masse.

     A questo punto troviamo lo spazio per una considerazione finale, anche se amara. Pur con tutta la nostra buona volontà di produrre strumenti sempre più sofisticati per la diagnosi precoce, se il problema non viene trattato alla radice non ce la faremo mai ad aiutarvi. Ma proprio mai.

     Vi prego, rivolgetevi ad un professionista ed esprimete il vostro disagio.  Pronunciate, una volta per tutte, le parole che vi possono salvare. Aiutateci ad aiutarvi. Siamo qui appositamente, con tutta la competenza e la presenza che il vostro stato di sofferenza richiede. Siamo qui per voi. Diteci, sono bulimico, aiutami.