Qualcuno si chiede se celiaci si nasce o si diventa. La Celiachia è a tutt’oggi uno di quei disturbi per i quali non viene data una corretta informazione. Parliamone.
È bene sapere che non esistono agenti scatenanti per questo tipo di disturbo. Diciamo così: celiaci si nasce. La celiachia è una caratteristica dell’organismo presente fin dalla nascita, ed è un errore considerarla una patologia. Infatti non lo è. Esattamente come non lo è la caratteristica che hanno alcune persone di non essere in grado di digerire la carne.
E’ semplicemente una peculiarità costituzionale, nulla di più. Infatti non a caso la cura è semplicissima: consiste nel non introdurre un alimento ben preciso, il frumento. Ed, in generale, tutti gli alimenti che, come il frumento, contengono glutine (farro, orzo, kamut).
La celiachia consiste nella mancata capacità dell’organismo di digerire ed assimilare il glutine: la sua introduzione riduce talmente tanto la funzionalità dell’intestino tenue, tale per cui si sviluppano dei malesseri i più svariati. Uno dei più diffusi è quello di avere una digestione molto lunga, lenta. Ed una particolare inappetenza proprio dovuta al fatto che lo stomaco, anche dopo molte ore, non si è ancora svuotato in modo adeguato. Altro sintomo, che però non si presenta sempre, è il vomito. Un altro sintomo, anche questo non sempre presente, è la diarrea, scariche quotidiane tipiche da malassorbimento.
E’ pur vero, però, che i sintomi citati non sono peculiari della celiachia: molti sono i disturbi del nostro organismo che si manifestano attraverso questi fenomeni che ho descritto. Tuttavia occorre dire che un Professionista preparato è assolutamente in grado di leggere questi sintomi in modo corretto o, quantomeno, di sospettare un’ipotetica celiachia e di muoversi di conseguenza.
Mi chiedono sempre se dalla celiachia si può guarire. È una domanda mal posta: come dico ogni volta la celiachia non è una malattia ma una caratteristica: non si può guarire da qualcosa che non è una malattia. E’ come se mi si chiedesse di guarire dall’avere gli occhi azzurri o i capelli castani. E’ pur vero che i mass media la diffondono come malattia. Ma invito sempre ad uscire da questo schema preconfezionato.

Con la celiachia si vive bene, anzi benissimo. Il fatto di non “digerire” il glutine non è un deficit ma una caratteristica individuale. Non ha senso parlare di deficit di crescita, come alcuni fanno: il celiaco cresce tanto quanto gli altri, ne più ne meno. Questo agglomerato proteico, il glutine, non ha nessuna influenza sullo sviluppo e sulla crescita.
Inoltre il glutine non è elemento fondamentale della nutrizione, nel modo più assoluto. A onor del vero non è nemmeno qualcosa di importante. Lo dimostra il fatto che io, quando assegno una dieta disintossicante al paziente, gli proibisco di mangiare cibi contenenti glutine. Indipendentemente dal fatto che sia celiaco o meno, questo è un dettaglio che non considero. Infatti, dal mio punto di vista, il glutine è qualcosa di negativo non solo per i celiaci ma anche per moltissime altre persone.
Tutti, chi più chi meno, sviluppiamo una sorta di sensibilità (o intolleranza) verso il glutine. Lo dimostra il fatto che molte persone, certamente non celiache, dichiarano uno stato di benessere mai avuto in precedenza dopo essere stati un periodo (uno o due mesi) senza assumere glutine. Il significato di questo stato di benessere non è casuale: in questi soggetti il glutine poteva non sviluppare sintomi a carico di stomaco o intestino, ma sviluppare sintomi come cefalee, afte, candida, etc…
Come dicevo, al glutine siamo tutti sensibili: chi più (celiaci propriamente detti) e chi meno (gran parte della popolazione). Nei miei seminari, spiego sempre che l’alimentazione ideale è certamente quella senza glutine, di certo non il contrario. Chi mangia regolarmente pane e pasta classici, che ovviamente contengono glutine, mi passi il termine ma non sanno cosa si perdono. In termini di benessere e leggerezza, intendo.
Se solo lo sospettassero, chiuderebbero immediatamente la partita con pane, pasta e pizza per cimentarsi nello sperimentare il piacere assoluto di scoprire cibi eccezionalmente buoni, come il riso integrale, in tutte le sue straordinarie varietà, o la pasta di mais, tanto buona quanto sconosciuta ai più. Cibi talmente ben tollerati dall’organismo che possono essere consumati senza l’assillo della bilancia. Anzi, delle bilance: sia quella che pesa i cibi che quella che pesa le persone. Le diete restrittive in termini di quantità non hanno nulla a che vedere con la leggerezza, la bellezza ed, in definitiva, la salute. La bellezza del corpo, che ci piaccia o no, va a braccetto con la salute: senza quest’ultima la bellezza diventa un utopia.