Con la PNEI viene finalmente introdotto nella nostra medicina Occidentale un concetto poco familiare per noi ma che rappresenta una pietra miliare, anzi direi un Dogma, della Medicina tradizionale Cinese e delle Medicine orientali in generale: cioè che l’uomo è uno, indivisibile, che il corpo è uno spazio, un luogo dove il pensiero è diffuso e permea ogni organo, ogni apparato, ogni scambio cellulare. L’avreste mai detto? Eppure è così, e tanto, a questo proposito, ci hanno insegnato proprio i trapianti d’organo.
Naturalmente, per lo stesso principio, vale anche l’opposto: tutte le molecole e i miliardi di scambi chimici, e di conseguenza energetici, che si generano nel nostro corpo, danno forma al pensiero e si evolvono in una forma mentale. E’ chiaro che questo apre le porte alle malattie somato-psichiche. Esistono dei disturbi della sfera psichica che si instaurano, che si presentano proprio a seguito di uno squilibrio della parte organica (quante persone, ad esempio, hanno sviluppato una forma depressiva a seguito di disturbi gastrici……)
La PNEI è una vera e propri rivoluzione in corso d’opera, la PNEI induce una rivoluzione nell’atteggiamento del Medico, perché lo obbliga a cambiare definitivamente il suo focus: che passa dalla patologia alla persona, che passa dal disturbo segnalato alla persona che lo sta segnalando.
La PNEI reclama con forza una radicale modificazione del modello medico dominante, un modello vecchio e scadente nella pratica clinica, che rappresenta solo un impaccio allo sviluppo della ricerca scientifica.
Ma scendiamo nel dettaglio: quali sono le idee portanti del vecchio modello che la PNEI mette in discussione? Proviamo a riassumerle……
1. Il cervello umano è simile a un computer, una stazione di comando centrale che conosce l’esterno leggendolo come un calcolatore legge un nastro magnetico. E governa l’interno tramite gli ordini impartiti dall’alto al basso attraverso la rete nervosa. Quindi il cervello visto come reparto speciale e inaccessibile dell’organismo, dove i suoi codici e i suoi componenti sono unici e non rintracciabili in nessun altro organo.
2. Le difese immunitarie viste come qualche cosa di meccanico ed automatico: arriva l’anticorpo che blocca l’antigene neutralizzandolo.
3. E infine il sistema immunitario, gli ormoni, visti come sistema di bioregolazione automatica, la cui influenza sulle malattie comuni è praticamente nulla. Interessano la diagnosi in quei rari casi di grave squilibrio endocrino che si presentano all’osservazione clinica.
La PNEI sostiene che la comunicazione all’interno dell’organismo non sia di tipo gerarchico ma bidirezionale e diffuso: quindi un network, una rete di informazioni, che si diffonde in tutto l’organismo senza il rispetto di una gerarchia.

La PNEI rappresenta la fine della vecchia medicina ottocentesca, quella ancora attardata sul modello meccanicista, che vede la malattia come prodotto lineare di un’aggressione esterna, batterica o virale. Quella medicina che aveva staccato la testa dal corpo dell’essere umano, che aveva sezionato questi monconi in tanti organi e patologie specialistiche rigorosamente non comunicanti tra di loro e che ha affidato tutto il proprio potenziale terapeutico alla tecnologia chirurgica e a quella chimica.
Ma con la vecchia medicina se ne va in soffitta anche il suo alter ego, la medicina psicosomatica, che se ne va con tutto il suo incerto armamentario a predominanza psicologica…….Esempio: di fronte ad un’Artrite reumatoide la vecchia medicina psicosomatica consiglierà di indagare le caratteristiche psicologiche dell’ammalata, la sua infanzia, la sua infanzia, il rapporto con una madre restrittiva, la sua personalità tirannico-depressa, eccetera.
La conclusione pratica di questo approccio sarà, nel migliore dei casi, l’aggiunta di un supporto psicologico. Nel peggiore dei casi un’analisi di cui non si vedrà mai la fine…..in aggiunta a una bella dose quotidiana di cortisone in abbinamento con un altro farmaco che non faranno altro che mandare definitivamente in tilt l’equilibrio tra i grandi sistemi di regolazione già perturbato dall’infiammazione che è alla base della Artrite reumatoide.
Ma allora come si fa a risolvere? Se abbiamo ormai capito che gli interventi terapeutici attuali non sono risolutivi cosa fare? Come procedere operativamente? In pratica che cosa fa il terapeuta che si occupa di PNEI per risolvere il problema che gli ha sottoposto il paziente? Semplice: procede in una visita molto accurata della persona, considerando sia i disturbi della parte organica, a partire dall’infanzia, che i disturbi della parte emotiva, sempre a partire dall’infanzia (distinguiamo queste due parti per comodità…sappiamo bene che non sono separate, anzi….).
Ne risulta un quadro accurato dove si intrecciano indissolubilmente le emozioni e le malattie. Questo è un quadro tridimensionale dove la profondità è data dalla dimensione del tempo. In questo quadro si inserisce la chiave di lettura del terapeuta che deve sia leggere che interpretare. Cioè deve trovare la logica che lega lo sviluppo nel tempo di tutti i disturbi, organici ed emozionali. Trovata la logica (….e c’è sempre una logica è che a volte è veramente difficile trovarla….) il caso può considerarsi risolto. Perché?
Perché la logica sta sempre nello squilibrio, o nel cattivo metabolismo di un elemento minerale fondamentale per il corretto mantenimento di alcune o molte funzioni basilari che avvengono incessantemente nel nostro organismo, milioni di volte al giorno. E’ come un disco rotto, qualcosa che si inceppa, che non permette un determinato compito, una reazione ad esempio. O uno scambio ionico, una di quelle cose che le ognuna delle nostre cellule fa milioni di volte al giorno. Una di quelle cose che rappresenta la biochimica, la biologia della cellula.