In quest’epoca di confronto virtuale, dove qualsiasi cosa ci venga detta/proposta la verifichiamo su internet, è pacifico che la rete ha ormai sostituito anche il medico. Parliamone.
Per esperienza posso affermare che i pazienti arrivano in studio con delle apparenti certezze: hanno, secondo loro, le idee chiarissime su diagnosi, prognosi, terapia e, non ultimo, gli eventuali effetti collaterali dei farmaci prescritti. Esprimono con orgoglio tutti questi concetti, desiderando darci l’impressione (a noi, poveri disgraziati plurilaureati e plurimasterizzati) di essere veramente ben informati….
Il risultato è, sovente, penosissimo. Tuttavia occorre avere la sobrietà di riconoscere che la responsabilità di questo paradosso è solo nostra. Visto che non ci prendiamo la briga di illustrare, al nostro paziente, alcunché. È chiaro che siamo noi, con il nostro atteggiamento reticente, a spingerlo in rete alla ricerca di un perché.
Internet, strumento comunicativo a tutto tondo, dispositivo democratico per definizione, ha assunto un ruolo di autorità che non gli compete. È un po’ come la televisione: tutto quello che viene detto all’interno del teleschermo assume un connotato di verità. Peccato che, sia in un caso che nell’altro, si trovino prevalentemente informazioni sommarie e, peggio che peggio, quasi sempre faziose.
Faziosità ben celata dietro a facili slogan, che fanno leva sul bisogno delle persone di ricevere un conforto di qualsivoglia natura. E, nella ricerca del conforto, le persone operano delle scelte pericolose. Sia per il corpo che per l’anima. Un esempio di questa pericolosità la si ha cliccando “aloe” da qualsiasi motore di ricerca. Provare per credere.
Il risultato è sorprendente. In termini di demenzialità, naturalmente. Vengono decantate virtù inesistenti. Si cita sempre come miracolosa, offendendo intimamente il significato profondo di questa parola. Sembra, da quello che si legge, che abbia un’attività importante su: psoriasi e dermatiti di ogni ordine e grado, artrite reumatoide, effetti avversi della chemioterapia, etc… E qui mi fermo.
Se questa povera pianta, bellissima peraltro in tutte le sue specie, avesse un’anima con cui osservare i nostri sproloqui, sarebbe in uno stato di profonda depressione. Questo è certo. Le mie conoscenze di botanica, non proprio superficiali, mi permettono di affermare con forza, che il succo d’aloe ha un’azione estremamente interessante, in termini lenitivi e calmanti, su tutte le mucose (prima fra tutte quella dello stomaco) e sulla cute (qui, però, l’effetto è meno interessante). Oltre è bene non spingersi.

Oppure cliccare, sempre da qualsiasi motore di ricerca, il nome di un farmaco notissimo che viene impiegato per trattare l’ipotiroidismo. E ritrovarsi in un forum dove si inneggia alle sue straordinarie proprietà dimagranti. Questo è grave. Con i farmaci non si gioca.
Altro esempio sgradevole: provate a cliccare cortisone e vi ritroverete in un oceano di controinformazione. Qui capita l’esatto opposto dei casi precedenti. Sembra che tutti facciano a gara per citare i più pericolosi effetti avversi di questo farmaco. Mai che qualcuno decanti la sua unica virtù, che è quella di essere, in più di qualche caso, un farmaco salvavita.
In compenso si elogia sempre e comunque il paracetamolo (ben conosciuto con un altro nome….), farmaco tuttofare, elargito a larghe mani e letteralmente spalmato su tutta la popolazione. Grandi e piccini, donne incinte e non, tutti conoscono questo farmaco dall’azione antipiretica. Consigliato a veramente a tutti, forse con troppa facilità (faciloneria? medici con poca fantasia?), nell’immaginario collettivo ha assunto il ruolo dell’innocente, di quello che, mal che vada, non fa niente di male. E pensare che a livello cellulare ha un’azione devastante…..
Che cosa manca in tutto questo guazzabuglio? L’equilibrio.
Il motivo di questa illustre assenza? L’ignoranza che tracima, dilaga e, non ultimo, offende. Risulta chiaro che, se non informiamo correttamente il paziente (dopo averlo abbondantemente ascoltato) lui si sente obbligato, per capirne di più, a rivolgersi a una fonte informativa esterna. È evidente che lui, non conoscendo la materia, e quindi non sapendo distinguere la fantasia dalla realtà, prende per attendibile tutto quello che trova a riguardo. E non potrebbe essere altro che così!
E allora, per limitare al massimo il danno organico (e psicologico, mi permetto di aggiungere), dobbiamo noi iniziare a frequentare dei corsi di comunicazione, dove imparare a trasmettere al paziente, nell’ordine, le seguenti:
Questo ultimo punto, in particolare, è da evidenziare. È inutile scaricarlo sempre sugli psicologi, non va bene. Il paziente se lo aspetta prima di tutto da noi. Qualsiasi terapeuta si occupi di medicina energetica sa bene che, infondere serenità al paziente, genera un vortice energia positiva che lo aiuta enormemente. Il fatto che lui pensi di poter uscire dallo stato di malattia lo aiuterà certamente ad uscirne. Come al solito, non finirò mai di dirlo, le parole sono pietre.