In questa sezione sono riportate, per esteso, le risposte alle domande che mi sono poste con più frequenza. A tale proposito viene fatta una opportuna selezione e le più interessanti vengono pubblicate settimanalmente.

Frutta e verdura sì, mangiata come?

     La frutta e la verdura sono utili ed importanti. Approfondiamo meglio il loro corretto utilizzo.

     A colloquio con il signor Livio M. di Padova: io adoro frutta e verdura e, proprio per questo, ne mangio una quantità molto importante tutti i giorni. Specialmente verdura cruda. Mi hanno sempre detto che è un gesto salutare. Lei cosa ne pensa?
     Il gesto in sé è certamente salutare, nel senso che frutta e verdura sono cibi amici, che ci garantiscono l’apporto di elementi preziosi come: minerali, vitamine, acqua (idratazione), etc… Detto questo occorre fare un distinguo particolare per la verdura.

     Nonostante i più la osannino cruda, la verdura andrebbe mangiata solo cotta. Infatti, non viene considerato un fatto determinante: la presenza della cellulosa. La cellulosa è una catena lunghissima di zuccheri (glucosio) che il nostro organismo (stomaco ed intestino) non è in grado di “gestire”. Nel senso che il nostro sistema digestivo non è in grado di rompere i legami di questa lunga catena di zuccheri, cosa che sanno fare bene gli erbivori, ad esempio. Gli erbivori sono organizzati per poter ricavare energia vitale dai vegetali. Non noi.

     Infatti, non avendo noi questa capacità, il nostro intestino non riconosce i vegetali come fonte energetica reale ma come residui. Pertanto tende ad eliminarli mettendo in campo dei movimenti peristaltici “eccessivi”, continui, che inducono inevitabilmente a dei seri gonfiori. Spesso si generano anche delle scariche con feci non ben formate, contenenti residui alimentari. Oppure una grande stitichezza. Sovente un’alternanza tra le due forme. E’ il cosiddetto intestino colitico. Basta analizzare la parola: infiammazione del colon. Le verdure crude tendono, per loro natura, ad infiammare il colon.
     E’ vero io soffro costantemente di gonfiori addominali e intestino irritabile. Eppure si parla sempre dei benefici della verdura cruda, specialmente in termini di sali minerali e vitamine. Allora non è così?
     È certamente così, nel senso che, cotta o cruda, i sali minerali si ricavano comunque. I sali minerali rimangono presenti in ogni caso, anche dopo la cottura. La loro presenza non dipende dal cambio di temperatura drastico che si verifica durante la cottura stessa. Loro ci sono comunque, come se fossero un residuo “fisso”.

     Cambia tutto, invece, quando si parla di vitamine. Qui capita l’esatto opposto: cotte o crude, le vitamine spesso non ci sono, ahimè. La loro presenza dipende tantissimo da quanto tempo è trascorso dalla raccolta. La verdura e la frutta, una volta raccolte, iniziano un processo di “invecchiamento”, che non è altro che una maturazione “forzata”, che allontana il prodotto dagli elevati standard qualitativi che tutti ci aspetteremmo. Non solo, la presenza delle vitamine dipende anche dallo stato della conservazione della verdura, cioè da tutto quello che succede dopo la raccolta (trasporto, stoccaggio nei frigoriferi, costanza di temperatura, etc..).

     Vale anche per la frutta, naturalmente. Come vede non è così semplice trovare intatte le molecole preziose che si trovano naturalmente nella verdura e nella frutta.


     Tornando alla cottura, il fatto che sia preferibile cuocerla vale anche per la frutta?
     No, per la frutta non vale. Il motivo è sempre la cellulosa che, nella frutta, è presente in quantità minimale, e pertanto non disturba la digestione e l’assorbimento intestinale. Mangiare la frutta cruda, come siamo abituati da sempre a fare, non comporta alcun disturbo per il nostro organismo.

     Colgo l’occasione per ricordare una cosa importantissima che non viene mai detta, cioè che il frutto è, per definizione, quella parte della pianta che fornisce protezione, nutrimento e mezzo di diffusione al seme/i che contiene. In parole ancora più semplici è il contenitore dei semi della pianta. Visto così, è evidente che elementi come pomodoro, melanzana, peperone, zucchina, zucca, etc..., sono tecnicamente dei frutti. Quindi vale quanto detto sopra: possono essere consumati anche crudi. Mentre le parti della pianta come fusto, foglie e radici, devono essere consumate cotte.
     E’ vero che si commette un errore a mangiare la frutta alla fine del pasto?
     Assolutamente no. È un pensiero comune che la frutta alla fine del pasto gonfi. Il gonfiore potrà anche esserci ma la frutta non c’entra un bel niente. I gonfiori arrivano dai cibi fatti con le farine raffinate, zuccheri, verdure crude, derivati del latte. Tutti elementi mal tollerati dal nostro organismo. Siccome, normalmente, la frutta la introduciamo per ultima, tendiamo a darle la responsabilità dei nostri gonfiori, ma non è così. La frutta non ha nessun motivo per gonfiarci.

     La buona frutta può essere consumata a tutte le ore, senza difficoltà. La frutta è un cibo molto ben tollerato dal nostro organismo di umani. Certo, possono esserci delle intolleranze individuali verso alcuni tipi di frutti. Tuttavia queste intolleranze non dipendono dal frutto in sé ma dalle caratteristiche peculiari dell’organismo che lo ha ingerito. Faccio l’esempio delle banane, dei kiwi, delle pesche, delle fragole.
     Mia moglie è diabetica e le hanno detto di mangiare poca frutta, specialmente l’uva. Cosa ne pensa?
     Anche questo è un fatto comune che non ha alcun serio riscontro. È vero che la frutta contiene zucchero, il fruttosio. Ma questo, quando lo si assume mangiando la frutta, non ha la pericolosità di quando lo si consuma “dopo estrazione”. Mi spiego meglio: un conto è lo zucchero così, nudo e crudo, come lo conosciamo: polvere bianca dal gusto dolce, pericolosissima per tutti non solo per i diabetici.

     Altra cosa è la componente zuccherina contenuta naturalmente negli alimenti: assolutamente non pericolosa, anche questo vale per tutti e non solo per i diabetici. Mi permetto di aggiungere che i pazienti diabetici, più che mai, avrebbero bisogno di seguire un’alimentazione attenta. Non tanto alle calorie, concetto obsoleto dal mio punto di vista ma che viene ancora applicato alla cieca, ma al tipo di cibo. Se questo pensiero venisse finalmente applicato su larga scala, il paziente diabetico si ritroverebbe, in modo naturale, ad assumere meno insulina. O meno ipoglicemizzanti. Qualcuno anche ad eliminarli. Ottenendo per se stesso un livello di salute più elevato.

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