L'anoressia

     Il bisogno di SPARIRE prima ancora che di vivere. È qualcosa che ha a che vedere con il bisogno profondo di nascondersi, di non essere visti. Di non esserci e di non esserci mai stati. Come un desiderio di ASSENZA. Chiamiamola anoressia.

     Nonostante di anoressia si parli molto, secondo il mio punto di vista si sa poco e niente. Nel senso che non si è ancora afferrato il significato profondo di questo comportamento. O meglio, lo si attribuisce a una serie di motivi che, secondo la mia esperienza clinica, sono fasulli. E' un po' come per gl attacchi di panico.

     Ostinarsi a pensare che un anoressico sia tale perché desidera imitare il modello estetico dominante, è fare del riduzionismo puro. L’anoressico non è interessato all’estetica, che si ritrova ad essere, invece, un argomento di culto per il bulimico, il quale si aggrappa ad un modello estetico con l’obiettivo di essere visto, apprezzato ed, in definitiva, amato.

     L’anoressico è totalmente disinteressato all’estetica. Desidero anche aggiungere che, a differenza del bulimico, dell’amore degli altri non sa cosa farsene. O non sa bene come gestirlo. Forse non se ne accorge nemmeno. Talmente è concentrato su se stesso, e sullo studio di una strategia possibile per sparire, che mai potrebbe accorgersene. Il suo desiderio più grande è quello di non essere visto.

     In compenso ha un rapporto con la morte del tutto speciale. La cerca, la vuole, la desidera. Pur temendola. Si arriva all’anoressia perché non c’è, sostanzialmente, il coraggio del suicidio. Ed allora si tenta, evitando il cibo, di diventare ombra. Sempre meno visibili sino a diventare invisibili. Sempre più sottili con l’obiettivo di essere ignorati. È un modo speciale per dire “lasciatemi stare”.

     È la morte che non fa rumore.

     È un desiderio di distacco assoluto dal resto del mondo, come un bisogno di separazione e di non condivisione. Tanto gli altri non potrebbero capire. Ed, infatti, non capiscono. Tra tutte le persone che vivono un malessere interiore, sono convinta che l’anoressico sia il meno capito in assoluto. E chi mai potrebbe capire un desiderio di morte che, invece di passare attraverso il suicidio, viene accarezzato giorno dopo giorno attraverso il rifiuto del cibo?

     Anche se non è sempre vero, spesso gli anoressici diventano tali dopo la rottura di un legame forte. Un legame vitale. L’unico che dava un senso alla loro vita. L’unico che li teneva in vita. Che li legava ad un’esistenza ritenuta, adesso, insulsa. Esistenza piena di insidie e di domande logorroiche da parte di questo mondo di “vivi” che non capiscono il loro bisogno di morte.

     E di malattia, aggiungo. Altra cosa estremamente temuta ma in questo momento desiderata come non mai. Unica alleata per ottenere l’isolamento dal mondo. Attraverso di lei si può arrivare al distacco definitivo ed alla tanto agognata morte. Ma tanto temuta da non riuscire ad affrontarla in modo diretto. È un circolo vizioso.

     All’inizio, un occhio non particolarmente allenato, la chiamerebbe timidezza. Oppure senso di vergogna. Anche eccesso di riservatezza. Mai nulla per mettersi in mostra, sembrano dei timidoni incalliti. Chi mai penserebbe che si tratta di desiderio di fuggire dalla vita? Occorre ricordare, anche se sembra strano, che non sempre si presentano magri. Dobbiamo uscire da questa immagine dominante.

     Accarezzare la morte senza mai andare oltre, sembra il loro motto. È il desiderio di morire che non ha la forza per morire.

     Pensano alla morte da sempre, da quando sono in vita. È un pensiero che serpeggia senza sosta in tutto il loro essere. Latente e presente. Poi capita qualcosa, un evento destabilizzante, tale per cui questo pensiero diventa da latente a dominante. Da quel momento la morte è un desiderio. Invocata specialmente di notte, nel mentre di un'insonnia senza pari.

     Che cosa possiamo fare per queste persone? Sembrerà strano, ma si tratta di mettersi in ascolto del loro bisogno di morte. È questa l’unica cosa che si permettono di condividere. Il resto, per loro, non esiste.

     Naturalmente non è una cosa che condividono con tutti, sarebbe troppo facile. La condividono, casomai, solo con chi è ritenuto degno di nota. Una sorta di guru, o ritenuto tale. Sono quelli che farebbero la partita a scacchi solo con Dio, mai accetterebbero di farla con un suo sottoposto. Ribelli nati, con Dio ci farebbero anche una bella discussione. Così, per il gusto della polemica.

     Sono dei possessivi che non hanno il coraggio di lasciarsi andare alla morte. È una cosa difficile da spiegare, ma è come se volessero risparmiarsi per morire.

     Ascoltarli, nel loro desiderio di morte, è l’unica cosa che possiamo/dobbiamo fare. Tanto non vogliono altro. Inutile commettere l’errore grossolano di convincerli che la vita è bella. Non sono mica stupidi, lo sanno anche loro. È che non trovano mai nessuno disposto a condividere il loro bisogno di morte per continuare a vivere. Vi assicuro che la questione è solo apparentemente contorta. Per loro è di una logicità straziante.

     Diamo a queste persone l’opportunità di condividere i loro pensieri profondi. Così, senza giudizio. Anche i pensieri di morte hanno una ragione di vita.

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