Che i media lo dicano o no, gli scienziati di tutto il mondo sono oramai concordi nell’affermare che le pratiche nutrizionali hanno effetti biologici importanti sull’organismo. Effetti che si manifestano, solitamente, anche a lungo termine. In questo senso è opinione ormai accettata che la nutrizione nei primi anni di vita possa operare come vero e proprio agente di programmazione, ovvero quel processo per cui uno stimolo, che agisce nei primissimi anni di vita, produce conseguenze a medio o lungo termine sulle funzioni dell’organismo.
Tutto ciò premesso veniamo al dunque: i bambini nutriti artificialmente sono maggiormente soggetti a numerose malattie e, da adulti, presentano un rischio importante nei confronti della malattie cronico-degenerative.
L’uso di latte artificiale, presentato oggi come la norma, non dovrebbe essere nemmeno pubblicizzato, anzi, dovrebbe essere considerato una soluzione di assoluto ripiego in quei rarissimi casi in cui la madre è veramente impossibilitata ad allattare.
Desidero qui ricordare che il latte dei mammiferi è un alimento specie-specifico, cioè le femmine di ogni specie producono un latte contenente nutrienti, enzimi, fattori protettivi e molte altre sostanze adatte alle esigenze di sviluppo del proprio particolare bebé.
Malgrado tutti i progressi della scienza, la composizione del latte artificiale è, e continuerà a rimanere, molto diversa da quella del latte materno. Quest’ultimo è un vero e proprio tessuto vivente, dalla natura molto complessa (ancora non si conoscono tutti gli ingredienti, nonostante ne siano stati identificati oltre 300). Tuttavia, i produttori dei latti artificiali (e, purtroppo, diversi pediatri) vorrebbero farci credere che “oramai, fra il latte materno e quello artificiale, c’è poca differenza”. Cerchiamo di capire come mai questa affermazione è falsa:

Una buona percentuale di proteine del latte umano è costituita da fattori anti-infettivi, assenti nel latte artificiale, che tutt’al più potrà contenere fattori di protezione per la salute dei vitelli (se derivante dal latte vaccino!). E’ innegabile che gli studi sul latte materno chiariscano e affermino sempre di più la sua straordinaria inimitabilità! Inoltre, dal momento che il sistema immunitario del bambino impiega alcuni anni per maturare, il latte materno contiene anticorpi, enzimi (che rendono inoffensivi i germi patogeni) e, addirittura, cellule vive (globuli bianchi).
Altra chicca: pochi sanno che durante la poppata il bambino “segnala” alla madre il suo fabbisogno di anticorpi, così che l’organismo materno possa produrli e passarli al bambino nella poppata successiva….La natura è misteriosa e perfetta. Su questo fa riflettere molto il Timo, ghiandola importantissima per lo sviluppo del sistema immunitario: in un bimbo di 4 mesi, non allattato al seno, le dimensioni del Timo sono la metà rispetto ad un bimbo allattato. La differenza si riscontrerà fino all’età dei 10 mesi.
Il latte della mamma non è mai uguale a se stesso perché cambia la sua composizione nel tempo. In tutti i sensi: sia durante il periodo dell’allattamento ma anche nella singola giornata, tra una poppata e l’altra. A seconda del gradi di pienezza del seno e della frequenza della poppate, il latte della mamma si adegua sempre alle esigenze del suo bambino in quel momento. Siano esse di fame, di sete, di anticorpi per combattere un’infezione o di ormoni tranquillizzanti per contribuire ad un sonno sereno.
Come potrebbe un altro tipo di latte fare tutto questo?
I bambini non allattati, e/o solo parzialmente e/o per brevi periodi, sono più colpiti da infezioni di varia natura, soprattutto all’apparato respiratorio e gastro-intestinale. Non solo: c’è una maggior incidenza di otite media ricorrente, infezioni alle vie urinarie, meningite neonatale, setticemia. L’effetto positivo dell’allattamento è tanto maggiore quanto questo è esclusivo e protratto nel tempo. Ancora più importante per i bimbi nati prematuri o malati. Oltre alle infezioni, i bimbi non allattati sono maggiormente soggetti alle allergie, che si manifestano solitamente attraverso forme di asma ed eczema.
Non solo, le conseguenze per l’adulto sono massimamente importanti: è noto da tempo come l’alimentazione del primissimo periodo della vita abbia conseguenze durature, che si protraggono nel tempo per anni. Anche se alcuni aspetti sono ancora da chiarire, è ormai comunemente accettato che il non allattamento esponga a maggiori rischi di malattie cardiovascolari, di obesità, allergie ed, inoltre, interferisca con lo sviluppo cognitivo. Ci sono inoltre evidenze circa il fatto che il non allattamento aumenti il rischio di favorire un terreno per malattie metaboliche e degenerative quali il diabete insulino-dipendente, il morbo di Chron, alcuni tipi di cancro (tra cui la leucemia), l’osteoporosi, le carie precoci ed altro ancora.
Allattiamoli. Doniamo salute.